Recensioni

1 giugno 2012 – Su Pensiero libero, Roberto Nicoletti scrive:

Ci sono due cose che sono stonate in questa raccolta: il titolo troppo enigmatico e il racconto di Enrico Piscitelli.
Tolti questi elementi, il libro è davvero interessante e sia Ilaria Giannini che Jacopo Nacci riescono a dare spessore e forza alla loro narrazione.

Qui l’articolo integrale.

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22 maggio 2012 – Su Blockmianotes, Mia Parissi scrive:

Accade che diventa precario anche il passato che non riesce ad accordarsi con il presente, perché il presente si fa estraneo al concetto di futuro, alla capacità di immaginarlo, il futuro, e di farlo coincidere con i sogni ed i desideri. Non dovrebbe succedere. Ma può succedere. Accade che diventano precari anche i desideri. Succede. Si diventa precari dentro.

Qui l’articolo integrale.

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10 aprile 2012 – Su Scrittori precari, Matteo Pascoletti scrive:

Tre autori (Jacopo Nacci, Ilaria Giannini, Enrico Piscitelli) per tre storie che gettano tre sguardi diversi, ma complementari, sulle vite di Luca e Michela, coppia precaria sia nel lavoro che nella vita affettiva. Tre sguardi che, per riprendere il nome del progetto (Cooperativa di Narrazione Popolare) cooperano, ossia lavorano insieme, ciascuno da una posizione diversa, per cercare di scalfire, o quanto meno ridisegnare con le parole il Moloch dell’assurdo quotidiano.

Qui l’articolo integrale.

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21 marzo 2012 – Sulla pagina aNobii de Lo zelo e la guerra aperta, Chik67 scrive:

Questo e-book mi fa pensare al Ministro Elsa Fornero, in lacrime per i sacrifici che gli italiani (tutti?) dovranno fare. Perché questo libro, raccontando storie come un libro di racconti deve fare, ci parla di quella che i colti commentatori televisivi chiamano “frattura intergenerazionale” e meglio di mille sondaggi autorispondenti di Santoro ci parla di un paese in cui una linea profonda separa un prima da un dopo.

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13 marzo 2012 – Su Taccuino all’idrogeno, S.A. scrive:

Una scrittura pulita, semplice, diretta e, per fortuna, corretta. Che non solo non ci sta mai male, ma che è la base minima per una buona lettura. E fresca. Contrariamente alla sensazione di vetustà che sale dalle scartoffie dell’ufficio del comune e contrariamente anche allo sfinimento che ti sale alla testa quando capisci i meccanismi che stanno dietro all’ufficetto di provincia. E alle battute dei Pravettoni sui laureati – camerieri. E alle solite storie che ricordo ancora quando senza di lui sorridevo, ma ormai, dopo tanto tempo.

Qui l’articolo integrale.

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