Inadatto al volo di Ilaria Giannini su Milanoromatrani

Il primo racconto de Lo zelo e la guerra aperta è “Inadatto al volo” di Ilaria Giannini: lo potete leggere per intero su Milanoromatrani.

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Inadatto al volo di Ilaria Giannini [2° anticipazione]

«Che vuol dire che non ci può fa’ niente?».
Dall’altro capo del filo, il nonno è così irritante che mi viene voglia di frantumare il cellulare sul marciapiede. Sto andando a casa e la prima pioggia di primavera mi bagna i capelli.
«Che ne so io, Luchì, m’ha detto che gli dispiace ma che lui sta proprio in un altro settore e non ci conosce nessuno in Comune e comunque non gli sono mai piaciute ‘ste cose, le raccomandazioni e lì ho dovuto dargli ragione, eh».
«Ma vi siete tutti messi d’accordo per pigliarmi per il culo? Il tu’ cosiddetto amico t’ha detto una cazzata, sono tutti raccomandati in Comune e vedrai che anche dove sta lui non sarà tanto diversa la musica, eh, solo non c’ha voglia di sbattersi cinque minuti della sua vita per me e lo capisco pure, e scommetto che te hai lasciato subito perde’ eh, ci mancherebbe a insistere, a dare noia».
«Ma che dovevo fa’, precipitarmi a casa sua col fucile? Ascoltami Luchì, lascia perde’ il Comune, trovati un altro lavoro, quella non è roba per noi».
«Oh nonno ma che vuoi che trovi! Dio perbene, non fossi te ti manderei in culo! Posso fa’ di nuovo il cameriere, al massimo dare ripetizioni ai ragazzini, ma che ti credi che in questi anni non abbia mandato curriculum a destra e a sinistra, eh? Ce ne fosse uno che m’ha risposto! Anzi, m’hanno scritto sì, ma dall’estero, vuoi che me ne vada in Germania o in Inghilterra, eh?».
«Per l’amor di dio, Luchì, mi vuoi far mori’ senza rivederti più!».

La pioggia sta aumentando: mi riparo sotto la serranda di un bar ma continuo a bagnarmi le scarpe. Le ho pagate talmente poco che temo potrebbero sfaldarsi adesso, mentre il nonno va avanti col suo melodramma del nipote malvagio, che l’abbandona nel suo letto di dolore, come se non avesse mia madre che va da lui tutti i giorni.
«Certo se il Lucchesi facesse ‘sto sforzo, basterebbe una telefonata, un’allusione velata, guarda andrebbe bene anche una mail che dice: abbiamo una conoscenza comune».
«Oh che è la malle?».
«Lascia perdere nonno, ti invito in Germania, così prima di morire prendi anche l’aereo, eh? Ti garba l’idea?».
«Oh, non fa il bischero, montaci te su quei cosi per aria! Domani mattina lo vado a trova’ e ci parlo, vedrai che in faccia non me lo dice di no, io gli ho salvato la vita quel giorno, ho ammazzato un tedesco che gli stava per spara’, voglio vede’ se lui non alza il telefono!».
«Bravo ma spicciati e fammi sapere!».

Butto il cellulare in fondo alla tasca e mi spingo i pollici contro le palpebre. Ho bisogno di un amaro. Entro nel bar e mi bevo un Cynar, mentre fuori il diluvio s’accanisce contro due palme rovinate dal vento. Io, ‘sta moda delle palme non l’ho mai capita: sono sempre brutte, ridicole lontane dal loro contesto naturale.
Come me: io dovrei insegnare in una scuola, i ragazzi a cui davo ripetizioni mi adoravano, sapevo motivarli, incuriosirli senza fare il finto amico e invece niente. Devo sentirmi dare del fannullone dal Nocera, uno che davvero nella sua vita non ha mai fatto un cazzo, se non approfittarsi delle situazioni: laurea a trentun anni dopo una militanza attiva in formazioni extra-parlamentari, la fama locale, il divertimento e poi la conversione al PCI che subito gli trova un posticino e da lì la scalata, cambiando sempre bandiera secondo dove tirava il vento, diventando il metereologo migliore sulla piazza.
Arrabbiarsi non serve: pago e sono di nuovo sotto la pioggia. Torno a casa. Da Michela.
Nella mia prima sera da disoccupato.

Costellazione “Lo zelo e la guerra aperta” – La mappa

 

Lo zelo e la guerra aperta uscirà a puntate su quattro blog: la Cooperativa di narrazione popolare e quelli dei suoi autori.

Lunedì 20 febbraio il primo racconto della raccolta, Inadatto al volo di Ilaria Giannini, su Milanoromatrani.
Mercoledì 22 febbraio sarà la volta di Radici di Jacopo Nacci su Tracce nella Rete.
Venerdì 24 febbraio si conclude la triade con Eppure sembrava che fosse finita di Enrico Piscitelli su Yattaran.

Da venerdì 24 febbraio tutto Lo zelo e la guerra aperta sarà pubblicato qui, su CNP, e scaricabile in epub e pdf.

Inadatto al volo di Ilaria Giannini [1° anticipazione]

Io vengo dall’errore, uno solo:
del tutto inadatto al volo.
(Manuel Agnelli, Dentro Marylin)

L’urlo soffocato che mi sveglia all’improvviso puzza di aspirina e detersivo per piatti. È notte fonda e sono riverso in un bagno di sudore, con gli occhi sbarrati sul soffitto, ma almeno sono riuscito a non emettere neanche un suono: Michela dorme ancora accanto a me, rannicchiata sul fianco preferito.
Mi passo le mani sul viso e spingo i pollici contro le palpebre ma non serve: la faccia di Nocera mi incombe ancora addosso, come un presagio di morte. Lui e i suoi occhialetti di plastica da giovane alternativo, glieli farei ingoiare a forza, insieme ai sogghigni nella pausa caffè e alle pacche sulle spalle dopo le riunioni, che riescono sempre a farmi sembrare un pischello anche se c’ho già ventinove anni, di cui gli ultimi cinque spesi alle dipendenze di ‘sto stronzo, che pure in sogno viene a perseguitarmi.

I fari delle macchine di passaggio si riflettono ritmici, contro le persiane della porta finestra: fasci di luce che mi illuminano i piedi e il viso, prima di liquefarsi nel nero della stanza. Mi metto a contarli, sperando di prendere di nuovo sonno, ma è una pia illusione.
Quinta notte in bianco e un altro giorno d’agonia di fronte: la mia angoscia porta la data di scadenza del 31 marzo. La fine del contratto a progetto, della spada di Damocle sopra la testa, delle mie giornate retribuite.
Per allora sarò libero, comunque vadano le cose, e potrò smetterla di esercitarmi in sonno per la maratona nel corridoio dell’ufficio del capo. Dovrei solo abituarmi all’ansia, in fondo ho già superato quattro rinnovi, posso definirmi un veterano del precariato, dovrei stare tranquillo e anzi, a dirla tutta, dovrei già essermi trovato un santo in paradiso che mi togliesse da ‘sta situazione.

Invece ogni volta vado in tilt: mi passa l’appetito, arrivano insonnia e manie di persecuzione, e i sogni, quelli sono l’aspetto peggiore di tutta la vicenda. Stanotte ho guardato il tritadocumenti dell’ufficio che si mangiava lentamente tutta la mia cartellina, la mia patetica storia di dipendente: i contratti, le visite mediche obbligatorie, i certificati dei permessi e l’autorizzazione per un giorno o due di ferie. Li ho visti ridotti a brandelli, mentre Nocera rideva e la Carla si applicava lo smalto trasparente: li ho osservati scomparire nel cestino della carta straccia, mentre il Paolini s’affacciava per domandare una spillatrice, una piccola cortesia, la nostra se l’è fregata la donna delle pulizie – un’altra volta, Paoli’, stateci un po’ più attenti, toccherà istallare le telecamere per scoprire il ladro. E mentre il ronzio del tritadocumenti sommergeva la mia voce, stanotte, mi sono sentito dare del bugiardo al collega: ruberesti anche la fotocopiatrice se non l’avessero imbullonata al pavimento!
Ho urlato così tanto da ritrovarmi sveglio, con la bocca spalancata e muta contro il lenzuolo. Meno male che di colpo il sonno mi cala addosso pietoso, mi avvolge nelle sue spire, mi tiene un altro po’ con sé, prima di consegnarmi a un nuovo giorno.
Sono le sette del 30 marzo. Mi restano 48 ore.