Rassegna stampa

14 maggio 2012 – Su Il lavoro culturale, Claudia Boscolo scrive:

Ad aumentare l’interesse per il progetto è il fatto che la CNP ha compiuto un gesto di estrema emancipazione dai meccanismi editoriali di questo paese, esercitando una forma di autopubblicazione al di là di ogni compromesso, con una formula all’avanguardia che elimina in un solo colpo tutti gli intermediari editoriali. Ecco dunque che troviamo l’elemento chiave che determina la linea di rottura fra l’operazione di CNP e, da un lato, la forma narrativa blogghistica con la sua natura frammentaria e, dall’altro, l’autopubblicazione tramite servizi online sul modello di lulu.com. Questo elemento è la fiducia nella qualità della propria scrittura e nelle competenze editoriali acquisite lavorando per anni nel settore dell’editoria.

Qui l’articolo integrale, che contiene anche un’intervista alla CNP.

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1 marzo 2012 – Su Tupolev, Mattia Filippini scrive:

Da qualche settimana è nato un nuovo progetto molto interessante che ci chiama Cooperativa di narrazione popolare (da ora in poi CNP); gli ideatori non sono nuovi a chi frequenta l’ambito delle riviste letterarie e della piccola editoria: stiamo parlando di Enrico Piscitelli, autore della raccolta di racconti La minima importanza (Las Vegas edizioni, 2011), Ilaria Giannini (Facciamo finta che sia per sempre, Intermezzi, 2009) e Jacopo Nacci (lo ricordiamo per il godibilissimo Dreadlock!, Novevolt, 2011).

Qui l’articolo integrale.

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19 febbraio 2012 – Su Esercizi di stile, Gabriele Ametrano scrive:

Dopo SIC, NIE, TQg, oggi anche CNP. Al mondo letterario ed editoriale le sigle piacciono, tanto che io credo che gli inventori di simili gruppi prima creino l’assonanza di lettere poi costruiscano il concetto. Permettetemi un poco di scetticismo quando leggo che è nato un nuovo progetto editoriale chiamato CNP ovvero “Cooperativa di narrazione popolare”. Non me ne vogliano gli ideatori (Ilaria Giannini, Jacopo Nacci, Enrico Piscitelli – che conosco e stimo per il lavoro che fanno per divulgare la cultura letteraria) ma un altro gruppo/laboratorio non era proprio il caso di crearlo.

Qui l’articolo integrale.

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