Radici di Jacopo Nacci [1° anticipazione]

di Kitiana

A Villa delle Mimose sei arrivata facendo i catering.
I catering sono una mazzata, a volte si sta svegli per più di quarantott’ore di seguito, si mangia a orari che lo stomaco non riconosce e si fa in tempo a rientrare nel ciclo sonno-veglia convenzionale appena un giorno prima di annichilirlo in una nuova maratona. Nei catering hai conosciuto giovani docili e intelligenti, alcuni gonfi di speranze sul futuro, silenziosi coltivatori di aspirazioni, altri che si sono dimenticati l’idea di futuro, alcuni che amano la vita, altri che si sono dimenticati che la vita c’è; hai conosciuto vecchi che domandano ai giovani se stanno studiando, e quando confessate che sì, studiate, loro decidono che siete arroganti e vi assaltano con una guerra preventiva, dispiegamento di camionette mentali, agenti psichici in tenuta antisommossa che brulicano fuori dal fortino di un complesso di inferiorità che non ha senso e quasi mai referente socio-economico. Poi fumi una sigaretta assieme a loro ed ecco che si aprono, e parlano di tutto, ma le camionette e gli sbirri rimangono fermi ai posti loro assegnati, con scudi e manganelli in ordine.

Hai lavorato nel miglior catering della tua zona: lo dicevi sempre a Luca, e non capiva, ma tu ci tieni ancora a dirlo, anche a te stessa. Hai ammirato i tuoi datori di lavoro, la loro concretezza, la loro professionalità, il loro saperci fare con la gente. Hai trascorso lunghe notti a sbaraccare festini grandi quanto villaggi vacanze accanto a questi padroni di persone, accanto a questi vecchi impauriti da te ma non dall’inquinamento e dalla bruttezza che li circondava, accanto a questi giovani nella grazia della rassegnazione o della convinzione, che si assomigliano, accanto a furgoni parcheggiati nei cortili degli imprenditori appena reduci dagli anni Novanta, la sbornia dei non-luoghi e delle aziende esoterico-piramidali, catene di Sant’Antonio fattesi cemento nudo su paludi, in una terra di nessuno che non è né periferia né campagna, area di cassoni di computer abbandonati e lucertole secche, e ti sembrava di essere l’unica a vedere il contrasto tra i silos e gli alberi delle colline.

Giovanni Arduini, il cui cuore è scoppiato alle Mauritius tre anni fa, era il padrone del catering nel quale hai lavorato per due anni prima della follia con Luca, ed era il fratello di Giorgio Arduini. Quando sei tornata qua fresca di laurea e con una vita da ricominciare hai sperato che Giorgio si ricordasse di te. Si ricordava. Un aggancio è un aggancio è un aggancio è un aggancio quando hai abbandonato l’aria climatizzata del negozio di intimo per tornare all’umido delle cucine, alla polvere delle strade, alla nobiltà della materia.

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